
“Quel 7 giugno 1918 a Castellazzo di Bollate”
Patrizio Vigna
e
Luca Maciacchini
La strage dimenticata è uno spettacolo di teatro civile che nasce da un ritrovamento casuale:
un’insegna dimenticata in un sottotetto, un oggetto silenzioso che improvvisamente torna a
parlare. Da quel frammento di memoria prende avvio un viaggio a ritroso nel tempo, capace
di scoperchiare un vaso di Pandora fatto di silenzi, rimozioni e volontà precise di
cancellazione.
Attraverso la forza della narrazione teatrale e della musica dal vivo, lo spettacolo ricostruisce
la strage di Castellazzo di Bollate del 7 giugno 1918, che costò la vita a 59 lavoratori, 52
delle quali donne e 7 uomini, ribattezzata solo in tempi recenti ‘ l’8 marzo italiano ‘. Un
episodio drammatico e poco conosciuto della storia del territorio, rimasto a lungo ai margini
della memoria collettiva. Quella insegna diventa la scintilla che accende il racconto e rompe
un oblio costruito nel tempo: un disegno che avrebbe voluto far dimenticare, seppellire,
normalizzare l’ingiustizia.
Il pubblico viene accompagnato all’interno della fabbrica, luogo simbolico e reale della
vicenda, per esplorarne non solo l’evento tragico, ma anche il contesto che lo ha reso
possibile. Emergono così le condizioni di lavoro dell’epoca, la durezza quotidiana, i rapporti
di potere, e in particolare la condizione della donna, spesso invisibile, sfruttata e priva di
tutela, ma fondamentale ingranaggio di quel mondo produttivo.
Il racconto si muove tra documento e immaginazione, tra memoria storica e riflessione
contemporanea, dando voce a ciò che è stato messo a tacere. La musica accompagna e
amplifica le parole, creando uno spazio emotivo in cui passato e presente dialogano
costantemente.
La strage dimenticata non è solo un atto di ricostruzione storica, ma un gesto civile: riportare
alla luce ciò che è stato nascosto, restituire dignità alle vittime, interrogare il nostro rapporto
con la memoria e con il territorio che abitiamo.
Lo spettacolo si chiude con un messaggio di speranza: la convinzione che raccontare,
ricordare e condividere sia un atto necessario e vitale. Perché solo ciò che viene
riconosciuto può davvero diventare storia, e solo ciò che viene ricordato può evitare di
ripetersi.